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Il soldato che disse no alla guerra di Libia

“La grande proletaria si è mossa”. Così un Pascoli paternalisticamente nazionalista descriveva la guerra coloniale dell’Italia contro la Libia. Ma qualche proletario rifiutò di muoversi. Il 30 ottobre del 1911 a Bologna, nella caserma Cialdini, il muratore Augusto Masetti sparò al colonnello Stroppa che lo voleva spedire al sole di Tripoli. Prima di poter premere di nuovo il grilletto il soldato ribelle fu però sopraffatto dai militari. Il colonnello, che con ardore arringava le truppe contro il popolo libico, fu solo ferito e Masetti, trascinato via con la forza, gridava “Ribellatevi, fratelli! Abbasso l’esercito, viva l’anarchia”. In caserma nessuno dei suoi commilitoni raccolse l’appello e sull’onda di una forte propaganda molti giovani soldati saranno estratti a sorte e obbligati a partire per l’Africa. Le manifestazioni anticolonialiste saranno vietate e represse dal governo Giolitti. Il muratore gracile dallo sguardo fiero sarà rinchiuso prima in carcere e poi in manicomio, giudicato affetto da un “morboso furore”, “moralmente contagioso”. Ben presto però il suo nome diventerà il simbolo della campagna antimilitarista condotta da anarchici e socialisti, che terminerà solo a ridosso della I guerra mondiale. L’ex soldato Masetti, finito nel dimenticatoio, lascerà il manicomio nel 1919, anche se l’ordine di ricovero sarà revocato solo nel 1932. L’obiezione alla guerra e alle sue logiche di morte e sfruttamento continuerà però a caratterizzare la sua vita. Nel 1935 sta per essere mandato al confino come renitente alla campagna d’Etiopia scatenata da Mussolini. In seguito, rastrellato dai nazifascisti, scamperà alla morte e sopravviverà anche al figlio partigiano. Morirà in bicicletta nel ‘66 travolto da un vigile urbano motorizzato. Fedele fino all’ultimo al suo spirito libertario, fu sorpreso, pochi giorni prima di morire, ad imbrattare un manifesto militare. Fermato dai carabinieri dichiarava: “considero la parola guerra un anacronismo”. E quelli su verbale scrissero: “soggetto in preda a turbe psichiche, più volte ricoverato in manicomio”.

Apparso: 20 maggio 2004

di Matteo Saudino. Vedi tutti gli articoli di questo autore.




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